Il personalismo, così come teorizzato dal Mounier, affida alla persona socializzata la vera libertà dell’individuo radicalmente diversa da quella formale e fittizia esaltata nel mercato e nelle istituzioni liberali.
Nel personalismo la persona ha un contenuto di sostanziale rispetto per la propria dignità e per quella degli altri in una visione della vita chiaramente comunitaria e, quindi, vista come parte essenziale della democraz! ia.
Tale rispetto in termini politici significa autonomia, partecipazione, impegno civile e sociale, arricchimento etico, diritti e doveri: insomma è l’immagine di una umanità attiva che trova il senso della vita in una posizione che non è né un collettivismo materialistico, né quella di una comunità di destino esaltata dal nazismo (v. Lucio Villari – La Nuova Società di Mounier – La Repubblica 29/8/2008 pag. 54).
Il Movimento personalista nasce dalla crisi del capitalismo iniziata a Wall Street nel 1929; una crisi che continua ancora oggi e che richiede scelte precise per una politica sociale giusta e democratica.
“Una rivoluzione che deve foggiare all’uomo contemporaneo uno strumento tecnico razionale e una organizzazione sociale giusta; ma ha anche il compito di restituirgli una ragione di vivere e di morire e prima ancora una consistenza”. Quindi, una rivoluzione spi! rituale fondata su valori laici e cattolici che ci faccia superare questa crisi storica ricercando le vie d’uscita nel rispetto delle grandi opzioni; cosa diversa dalle politiche di piccolo cabotaggio che puntano solo a conservare, per quanto possibile, lo “stato quo”.
UNA TERZA VIA : IL RUOLO DEI CATTOLICI. Sentiamo, dunque, l’esigenza di una terza via economica, sociale e politica fondata su un inserimento dei valori cristiani in una società laica.
La Chiesa è consapevole di questo compito.
Recentemente Suoi autorevoli esponenti hanno riaffermato che la Chiesa non intende essere confinata in una sorta di Limbo dove la Sua funzione venga ridotta ad una esigenza intimistica; come se il Cristianesimo e il Cattolicesimo non avessero nulla da dire nella vita quotidiana, sui problemi della gente, sul significato e l’attuazione dei principi costituzionali di eguaglianza, libertà, solidarietà e sussidiarietà.
La crisi democratica dei partiti sta trasformando la nostra società civile e politica in senso illiberale per una forte caduta di tali principi che sono i cardini della nostra Costituzione, del cattolicesimo politico e della dottrina sociale cristiana.
Da questo scenario politico scaturisce con sempre maggiore evidenza l’emergere di quell’individualismo che mette in ombra il personalismo cristiano.
RITORNO AI GRANDI RIFERIMENTI IDEALI. Dobbiamo reagire e rivendicare con forza i nostri riferimenti culturali, spirituali e politici.
Non possiamo accettare che il patrimonio ideale della nostra tradizione divenga definitivamente subalterno a partiti che appaiono privi di reali valori.
La crisi socio-economica che abbiamo cominciato a vivere non sembra di tipo congiunturale, ma sempre di più appare come strutturale, legata cioè alle ! grandi sperequazioni tra i popoli, allo sfruttamento e alle intollerabili ingiustizie sulla fame, lo sviluppo, gli armamenti, l’energia e le politiche monetarie, specie di quei Paesi emergenti che puntano a togliere al dollaro il ruolo di moneta centrale del mercato mondiale.
Possiamo continuare ad assistere come testimoni assenti e distratti a questo drammatico scenario che sta trasformando il personalismo cristiano in un deteriore individualismo?
I cattolici hanno il dovere di uscire da questa posizione di silente subalternanza volta ad ottenere solo un qualche spazio di potere.
La DC. come qualcuno sostiene, non può essere recuperata anche a causa degli scontri strumentali sulla proprietà del simbolo?
INNANZI TUTTO LA QUALITA’ DELLA DEMOCRAZIA. Non è un problema. Il nostro obiettivo sono i valori e non gli appannaggi del potere. Noi puntiamo a recuperare la più grande tradizione etica e poli! tica d’Occidente senza preoccupazione di nomi, di simboli e di immagine.
La nostra iniziativa politica punta ad un progetto che, anzitutto, alzi il livello qualitativo della nostra democrazia umiliata da un sistema di partiti che viola l’art. 49 della Costituzione.
Quindi partecipazione, popolarismo, primarie, statuto pubblico dei partiti (a garanzia della loro democraticità) e ritorno alle preferenze per consentire agli elettori la scelta degli eletti.
Poi le grandi questioni sociali, modificando l’attuale sistema produttivo-consumistico in favore dei consumi e dei problemi d’interesse generale (pensioni, livelli retributivi, tutela dell’ambiente e della qualità della vita, energia, smaltimento rifiuti, inquinamento, giustizia, sicurezza, ecc.).
LA POLITICA DELLE QUESTIONI REALI. Dinanzi all’affievolimento delle tradizionali categorie politiche (destra-centro-sinistra) emerge l’esigenza di misurarsi con questi problemi anziché con le vecchie ideologie che servono solo a contrapposizioni di facciata utili per “distrarre” l’opinione pubblica dall’incapacità, ora dell’uno e ora dell’altro schieramento, a dare risposte serie e concrete.
Dobbiamo restituire dignità alla politica, un potere reale ai cittadini, un ruolo effettivo ai partiti che rispondano ai requisiti dell’art. 49 Cost.; oltre che recuperare leaderships fondate più su qualità morali e politiche che su suggestioni e potere.
Per questo obiettivo non servono le oligarchie degli attuali partiti sempre più preoccupate di mantenere il proprio potere e disposte ad intese di ogni genere per continuare a sottrarre ai cittadini quella sovranità che la Costituzione attribuisce loro.
Per battere questa deriva illiberale è indispensabile una iniziativa che, partendo dal ! basso, colleghi tutte quelle piccole realtà politiche locali che si rifiutano di andare all’ammasso delle idee.
LE MILLE LISTE CIVICHE : UNA GRANDE SPERANZA DEMOCRATICA. C’è una lunga linea di resistenza che rappresenta una grande speranza democratica. Si tratta di costruire, nel rispetto delle singole autonomie, un soggetto di tipo federale che crei un profondo collegamento politico e riapra il dibattito scomponendo un sistema bipolare che, dietro il falso obiettivo della governabilità, uccide il pluralismo, toglie voce alle minoranze non integrate e, conseguentemente, rompe il rapporto di rappresentanza tra la Nazione e gli eletti (art. 67 Cost.).
Serve solo la consapevolezza di questa realtà e della possibilità concreta di tornare ai valori della Costituzione con una iniziativa popolare che produca un grande cambiamento.
PUBLIO FIORI
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